Autore Topic: La paura di Ignazio Cutrò in quel paese abbarbicato sui Monti Sicani  (Letto 851 volte)

Alessandro

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La paura di Ignazio Cutrò in quel paese abbarbicato sui Monti Sicani
BIVONA. Ha molta paura Ignazio Cutrò. Per lui e per la sua famiglia.

L’imprenditore di Bivona è sovraesposto, forse più del dovuto, in un attivismo antiracket che comincia a dare i primi risultati con la fondazione dell’associazione “Libere terre”, grazie alla quale altri imprenditori della provincia - dopo la prima ondata di ribellione inaugurata dal presidente di Confindustria agrigentina Giuseppe Catanzaro  -  stanno trovando il coraggio di denunciare le estorsioni alla magistratura. Storie drammatiche di imprenditori taglieggiati, costretti a pagare il pizzo con la violenza delle intimidazioni. “Libere terre” fornisce prima sostegno psicologico a uomini e famiglie impaurite e sconfortate. Poi indica la via maestra della legalità: la collaborazione con la giustizia. Tremano così gli aguzzini di Cosa nostra agrigentina.

L’imprenditore bivonese ha molta più paura di prima, quando con la sua testimonianza diede impulso all’operazione antimafia “Face off” che ha decapitò le cosche della Bassa Quisquina. Cutrò si sente sempre più isolato nella sua Bivona, quel paesino abbarbicato sui Monti Sicani dove non tutti gli sono vicini e solidali, anche tra i suoi parenti c’è chi prende le distanze da lui. Certa cultura mafiosa resta fortemente radicata, la paura è tanta. Ossequi e visite per le “coppole storte”. Recentemente, quando un presunto boss bivonese è uscito dal carcere, una cinquantina le auto che i carabinieri hanno contato davanti la sua abitazione.

Al sindaco Giovanni Panepinto non piace il clima che si sta creando e se la prende coi giornalisti criticandoli pubblicamente nei convegni. In particolare se l'è presa con Felice Cavallaro, del Corriere della Sera, e Maristella Panepinto, di “S”, un mensile d’inchiesta su mafia e politica. Ci ha pensato l’ultimo numero di Fuoririga, il magazine sulla mafia agrigentina, con un reportage del direttore Gero Tedesco, a spiegare perché è giusto che si parli di mafia. “Certo Bivona non è un paese di mafiosi, ma è un paese dove la mafia esiste e non parlarne, come sosteneva Giovanni Falcone, fa bene solo ai boss”.

Si contano a decine i danneggiamenti e le intimidazioni ai danni di Cutrò. Prima, negli anni, i vari attentati incendiari che hanno distrutto la sua azienda. Adesso, in pochi mesi, vari segnali di prepotenza mafiosa: un mezzo bruciato in un cantiere in pieno centro nei primi giorni di apertura, una croce di ceroni funebri davanti casa, un camion danneggiato in piazza. Chissà quanto altro ancora dovrà arrivare, chissà quando finirà la strategia del terrore. Ma non si fermano le indagini delle forze dell’’ordine e della magistratura. Nemmeno l’impegno antiracket di Ignazio Cutrò, che vive  scortato dai carabinieri (solo di giorno) ma che recentemente gli hanno tolto l’auto blindata.

Cutrò ha molta paura e continua a chiedere aiuto allo Stato sfogandosi su Facebook.

“Questa guerra da parte mia – scrive in una nota - è stata presa di petto, i media hanno scritto tanto su di me e questo è importante, ma la cosa più importante deve essere la presa di posizione dello Stato. Lo Stato deve proteggere chiunque stia lottando contro la mafia con tutte le armi e mezzi a disposizione, che sia magistrato, cittadino, imprenditore ecc.. Non mi posso sentire dire ‘sai ti togliamo la blindata perchè non ti tocca o forse perchè non ci sono soldi, o nella peggiore delle ipotesi la togliamo a te per darla ad un altro’. Io sono un padre di famiglia, tutto il giorno mi resta impresso nella mente lo sguardo di mia moglie preoccupata quando esco di casa. Vorrei sapere a che gioco giochiamo: quello del gatto e il topo? Personalmente in questa lotta non ho mai guardato né soldi né tempo e nessuno mi ha obbligato a farla, è la mia coscienza di persona libera che me lo obbliga, ed è giunto, e dico è giunto,  il momento – conclude Cutrò  - che qualcuno si assuma le proprie responsabilità”.

Alessandro

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Re:La paura di Ignazio Cutrò in quel paese abbarbicato sui Monti Sicani
« Risposta #1 il: 08 Settembre 2009, 12:07:48 »
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ANTIRACKET. Nuova auto dello Stato per Cutrò: una Fiat Punto scassata ma con la sirena

BIVONA. Dopo le ultime intimidazioni subite, l'imprenditore e testimone di giustizia Ignazio Cutrò si aspettava che la commissione provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza di Agrigento, presieduta dal prefetto di Agrigento Umberto Postiglione, gli restituisse l’auto blindata che sarebbe stata più sicura per lui per gli uomini che lo scortano.

Ma l’auto concessagli per garantire la sua sicurezza non è delle migliori: una Fiat Punto vecchio tipo grigia, in discrete condizioni, ma che ha la sirena, anche se nelle ruote manca qualche bullone. La Punto va a sostituire una jeep con la quale l’imprenditore e i due carabinieri della compagnia di Cammarata erano già restati in panne.

“Purtroppo – dice Cutrò al Giornale di Sicilia – non mi sente sufficientemente tutelato in questo momento alla luce delle ultime pesanti intimidazioni subite. Peraltro, evidentemente per carenze di organici e mezzi, la sorveglianza sotto la mia abitazione, che si trova in aperta campagna, è stata diminuita e la mia famiglia vive in un perenne stato di ansia.

A questo si aggiunge che la promessa del sindaco Giovanni panepinto di installare la videosorveglianza fatta all’indomani del ritrovamento della croce di ceri, non è stata ancora realizzata. Lo Stato – conclude Cutrò -  deve difendere chi lotta contro la mafia, sia esso magistrato, cittadino o imprenditore e non può farlo solo nei convegni o negli incontri stampa. Adesso, stiamo aspettando che diventino realtà le promesse dei politici nazionali sulla nostra proposta di assicurare per lòegge i beni degli imprenditori minacciati”.

Alessandro

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Re:La paura di Ignazio Cutrò in quel paese abbarbicato sui Monti Sicani
« Risposta #2 il: 01 Ottobre 2009, 00:21:38 »
http://bivona.agrigentonotizie.it/cronaca/ignazio-cutro-vende-lazienda-ma-non-abbandona-bivona_35134.php

Ignazio Cutrò vende l'azienda ma non abbandona Bivona
di Calogero Giuffrida

Dopo aver denunciato minacce e intimidazioni, Ignazio Cutrò, l'imprenditore di Bivona che si è ribellato al pizzo, mette in vendita la sua azienda e apre un sito internet per raccontare la sua storia. Adesso vive nella paura per la sua famiglia e nel timore di essere lasciato solo. "Soltanto coi carabinieri che mi tutelano riesco a muovermi serenamente - racconta Cutrò -, considerato che alcune persone di Bivona guardano di malocchio i miei familiari".

"Caro imprenditore - scrive Cutrò sul suo sito www.ignaziocutro.com - ti auguro di non essere costretto a fare quello che sto facendo io...". Poi segue la lista dei beni messi in vendita: camion, escavatori, pale meccaniche, betoniere, autovetture... "Faremo tutto - dice Cutrò - meno che andarcene dal nostro paese, lotteremo contro l'illegalità e l'ingiustizia. Anche se dovessi essere costretto a vendere tutto ciò che mi appartiene continuerò a lottare contro il racket, cercando di invogliare ed incoraggiare anche altri che si trovino nella mia stessa situazione, a credere nelle istituzioni, denunciando i soprusi subiti. Sono nato e cresciuto qui, tra queste montagne - prosegue - qui continuerò a vivere per garantire un futuro ai miei figli, ai quali ricordo sempre di non cedere a chi cerca di ledere la propria dignità di uomo libero". Poi l'appello di Cutrò ai colleghi: "Invito tutti gli imprenditori che si trovano nella mia stessa situazione a credere nelle istituzioni, al fine di ottenere un'adeguata tutela dei propri diritti. Posso testimoniare personalmente che lo Stato mi è stato vicino, infondendomi coraggio e sicurezza. Denunciare è un tuo diritto, ma anche un tuo dovere di cittadino libero che vuole vivere da uomo libero".

Alessandro

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Re:La paura di Ignazio Cutrò in quel paese abbarbicato sui Monti Sicani
« Risposta #3 il: 27 Ottobre 2009, 14:05:13 »
http://comunicalo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4325:antiracket-cutro-qnessun-imprenditore-sia-lasciato-in-una-battaglia-che-e-di-tuttiq&catid=14:agrigento-e-provincia&Itemid=26

ANTIRACKET. Cutrò: "Nessun imprenditore sia lasciato solo in una battaglia che è di tutti"

Il presidente di "Libere Terre" chiede "risposte reali e celeri agli imprenditori che decidono di alzare la testa contro i propri estortori".

L'associazione antiracket "Libere Terre" esprime la propria soddisfazione per le iniziative portate avanti in queste settimane da Confindustria Agrigento, mirate a sollecitare la politica e le istituzioni alla lotta al racket delle estorsioni, e che porterà mercoledì prossimo a un incontro tra il presidente Catanzaro alla il presidente della commissione antimafia Giuseppe Pisanu.

"Sono felice che Confindustria stia proseguendo quanto da noi iniziato questa estate in termini di sensibilizzazione delle istituzioni - dichiara il presidente dell'associazione Ignazio Cutrò - perchè si possa dare risposte reali e celeri agli imprenditori che decidono di alzare la testa contro i propri estortori. Ci auguriamo però che questi e ad altri incontri siano seguiti da interventi da parte di chi di competenza perchè nessun imprenditore sia lasciato da solo a combattere una battaglia che è di tutti".

Alessandro

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Re:La paura di Ignazio Cutrò in quel paese abbarbicato sui Monti Sicani
« Risposta #4 il: 12 Novembre 2009, 17:19:05 »
http://comunicalo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4539:antiracket-agrigento-raffica-di-e-mail-ai-giornali-e-in-prefettura-non-lasciate-solo-ignazio-cutro&catid=14:agrigento-e-provincia&Itemid=26

ANTIRACKET. Agrigento, raffica di e-mail ai giornali e in prefettura: Non lasciate solo Ignazio Cutrò

“Non lasciate solo Ignazio Cutrò”. E’ questo il messaggio che sta inondando le caselle di posta di alcune redazioni gionalistiche ma anche quelle della Prefettura di Agrigento. L’iniziativa parte su Facebook dal gruppo “Proteggiamo chi denuncia!”, lo scopo è quello di sensibilizzare i media e la prefettura a non abbassare la guardia sul “caso Cutrò”.

“Abbiamo lanciato un appello ai nostri iscritti (circa 3000) – spiega Camilla Loi, architetto ligure tra i fondatori del gruppo che ha avviato il tam tam sul web -  per mandare una mail per cercare di aiutare Ignazio Cutrò e per chiedere che vengano presi i dovuti provvedimenti in merito alla sua parsona e alla sua famiglia”.

"Non è ammissibile che un uomo onesto come Ignazio Cutrò – si legge nel testo della mail inviata da alcune redazioni di giornali e siti web e in prefettura - non sia debitamente protetto da chi di dovere. Chiediamo al più presto che sia installata la  videosorveglianza nella sua abitazione e che vengano adottate tutte le misure necessarie per la sua protezione, di cui ha pienamente diritto. Inoltre chiediamo che la sua attuale macchina venga sostituita con una blindata, come e' giusto che sia. Nel caso in cui non vengano presi provvedimenti, vi riterremo responsabili di ciò che potrebbe succedere ad Ignazio e alla sua famiglia".

"Ringrazio le tante persone che hanno inviato queste mail – dice in una nota Ignazio Cutrò - ma allo stesso tempo mi sento in dovere di ringraziare il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione, e tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine che in questi momenti mi stanno vicino. Le tantissime mail arrivate alle testate giornalistiche e agli uffici della prefettura mi fanno capire quanta gente perbene c'è in Sicilia e quanta gente coraggiosa non vuole piegare la schiena alla criminalità organizzata. Le difficoltà economiche e burocratiche sono purtroppo all'ordine del giorno, anche nella lotta contro la cultura mafiosa. Nonostante ciò, riconosco e ringrazio le istituzioni per gli sforzi che fanno per salvaguardare me e la mia famiglia".